Ancora un attacco ai beni confiscati in Piemonte, un’intimidazione che conferma quanto la strada del riuso sociale sia quella giusta

Dalle pagine de La Stampa di venerdì 8 giugno ancora una notizia che richiama la nostra attenzione, un segnale che non può e non deve passare inosservato: l’incendio della villa di San Giusto sequestrata al broker del narcotraffico Nicola Assisi e destinata ad un’associazione antimafia per il recupero.
Siamo di fronte ad una grave intimidazione che conferma come nella nostra regione ci sia una radicata presenza di organizzazioni mafiose. Non solo, questo atto violento evidenzia che l’azione delle istituzioni e della società civile sui beni confiscati è fondamentale: la strada del riuso sociale è quella giusta, mette in crisi i mafiosi. Dobbiamo perciò continuare a dare priorità a tale percorso, con più forza e più vigore, perché non bisogna cedere alle intimidazioni e non deve passare il messaggio “o noi o nessuno” lanciato dalla criminalità organizzata. I beni vanno confiscati e poi riutilizzati socialmente, perché sono stati sottratti alla collettività e ad essa devono ritornare creando valore economico, sociale e culturale, diventando segno visibile dello Stato che sconfigge le mafie.

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