Una riflessione sui fatti di piazza San Carlo

Lo scorso 6 giugno, in Consiglio Regionale, si è svolto un dibattito sulla gestione dell’emergenza sanitaria scaturita dai fatti di sabato sera in piazza san Carlo a Torino e che ha visto più di 1500 feriti, di cui alcuni molto gravi. Inevitabile che la discussione si sia occupata anche delle cause di questa emergenza: della sottovaluzione e degli errori macroscopici in capo a chi aveva la responsabilità dell’evento; sindaco, prefetto e questore in primis. Non si possono ammassare 30.000 persone davanti a un unico grande schermo che blocca una delle vie di fuga principali, come non si possono non prevedere corridoi di fuga e punti di raccolta feriti. La cosa più grave è stata certamente aver consentito la vendita di bevande in contenitori di vetro. La maggior parte dei feriti ha riportato ferite da taglio perché la piazza si è trasformata in un ampio tappeto di cocci di vetro. Si tratta di mancanze gravi per le quali chi è responsabile è corretto che paghi e per le quali occorre chiedere scusa ai cittadini. Ora, però, credo sia anche necessario trasformare la tragedia in un’occasione di apprendimento per le istituzioni. Viviamo in un contesto globale dove la paura sta aumentando sempre di più tra i cittadini e dove il panico si scatena molto facilmente. Certamente le teorie e le prassi che usavamo nel passato non sono più sufficienti a fronteggiare i grandi eventi all’interno del nuovo contesto internazionale. Occorre fare di più e meglio. Per fortuna nella nostra regione non mancano le competenze per aprire questa discussione: non più tardi di una settimana fa c’è stata l’inaugurazione della quindicesima edizione del Master Internazionale di Medicina dei Disastri portato avanti dalla Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale che ha come oggetto proprio l’organizzazione e la gestione di eventi emergenziali da un punto di vista sanitario, a partire da tutti quegli elementi che servirebbero a prevenire situazioni come quella di sabato. Non si tratta solo di qualità e quantità di personale medico e paramedico (che anche sabato ha dimostrato grande professionalità ed è stata capace di rispondere all’emergenza, ma del modello organizzativo, della preparazione degli eventi e della della “catena di comando” che quando scoppia un’emergenza deve essere chiara e definita per evitare improvvisazioni e dispersione di energie. Mi auguro che arrivino le scuse di chi ha sottovalutato l’evento di sabato scorso, che si accertino le eventuali responsabilità, ma che si apra anche una discussione seria su quali azioni possiamo mettere in campo per migliorare la nostra capacità di rispondere a questi eventi, a partire dalla formazione sempre più necessaria su questi temi.

PS: In tutto questo è bello leggere che due ragazzi (uno italiano e l’altro straniero) abbiamo messo a repentaglio la loro sicurezza per provare a salvare il bambino cinese che era già stato schiacciato dalla folla. Una testimonianza di come in ogni situazione si può trovare la forza di restare umani.

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